venerdì 25 marzo 2011

L'altrove

Nel tardo pomeriggio Canzoni dell'appartamento, in stanza, mi fa compagnia.
In particolare questa canzone è in loop nella mia testa.




..lascio che le cose
mi portino altrove
non importa dove..


.. l'importante è che sia...  Altrove.


lunedì 21 marzo 2011

Les Enfants



Giorno dopo giorno, mi accorgo di vivere in un contesto (mentale) surreale. A tratti fantastico, fiabesco, onirico. Wonderland.

Ed è arrivato questo testo, in questi giorni, scritto su La Valse d'Amélie di Yann Tiersen. 
Delicato.
Sognante.
Adatto ad una mangiatrice di stelle.

Quand Amélie rêve

Je sème des grains de bonheur
Un peu partout autour de moi.
Je suis un zorro moissonneur
De champs d'espoirs, d'amour, de joies.
 

Refrain

Moi, c'est lorsque le jour se lève
Que je m'abandonne à mes rêves

Simplement tomber dans les bras
D'un séduisant Prince Charmant.
Mais qui est-ce qui pourra
Être amoureux d'une enfant ?


Je mets du bleu dans le ciel gris
De la vie de ceux qui m'entourent :
Les malheureux et les aigris,
Ceux qui ne croient plus en l'amour.


Au Refrain
Puis

Mais qui est-ce qui voudra
Être amoureux d'une enfant ?
Quel est celui qui saura
Être amoureux d'une enfant ?


Texte écrit le 11/05/2007
Frédéric NYEL © (alias FredOueb)


Devo dire che la Francia la stò riscoprendo. Dolcemente. Dal Piccolo Principe che mi ha lasciata senza fiato, al regista Jean-Pierre Jeunet, in assoluto, ormai tra i miei preferiti.. io che di "preferiti in assoluto", non amo parlare.. ma per lui, il discorso è diverso, perchè nei suoi personaggi, mi sento troppo "rappresentata", soprattutto da Amélie.

Ieri sera, mi ha stupita nuovamente. L'esplosivo piano di Basil è, nei protagonisti, quel mix di dolcezza, purezza, genialità, stravaganza, senso artistico e bohémien. Una favola vissuta in un contesto reale.. dove sono la fantasia e il caso a farla da padrone.

Una dose di buon umore, incanto e dolcezza a cui è difficile (sopratutto per me, troppo "rappresentata") restare indifferenti.

I suoi film mi ricordano la delicatezza del Piccolo Principe.. per me, è tutto collegato..
Trovo questo passo, la chiave di lettura giusta, per i film di Jeunet:

"..Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava.  
Ma mi risposero: “ Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?” . 
Il mio disegno non era il disegno di un cappello.  Era il disegno di un boa che digeriva un elefante.  
Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa. 
Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi.
[...]
I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.."

C'è sempre quel piccolo segreto della volpe addomesticata, troppo spesso dimenticato, forse perchè così semplice, disarmante..

"Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi."

mercoledì 16 marzo 2011

Via con me.


Ci sono pochi momenti, culturalmente parlando, che restano scolpiti nella memoria, nella mia memoria. Sarà che vivo di disincanto la realtà e di sogni in Wonderland. Uno strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde rivisitato e vissuto tra due mondi.
Dicevo, ci sono pochi momenti di stupore e meraviglia verso il genere umano e pochi momenti di curiosità culturale.. fino all'altra sera. Fino all'incontro con Saviano.
Premesso che non lo considero il più grande scrittore vivente e/o un dententore di verità assolute e a volte non condivido questa "pubblicità", ma credo sia davvero un GRANDE UOMO. 

E' stata una sorpresa per me, "scoprire" dell'incontro alla Feltrinelli, la mattina dell'evento, come sempre, la mia testa è tra le nuvole.. mi era sfuggito. 
Stasera c'è Saviano alla Feltrinelli mi è stato detto. Incredibile (parola-concetto che si è materializzato nella mia testa). La curiosità è davvero tanta e decidiamo di piazzarci lì, dalle 18, senza tener conto che non tutti sono come me, che in genere, alla gente, le notizie non sfuggono.
Difatti, alle 18.30 c'era già una fila consistente, un maxi schermo all'esterno per chi (fortunatamente la serata permetteva) restava fuori ad ascoltare l'evento. Siamo nei 400 ad entrare.. detto così, può indurre chi legge, a pensare a selezioni nel senso darwiniano, ma "rovesciato".. selezioni per celebrolesi, visto che oggi ce ne sono a bizzeffe.

Dopo vari sfrattoni assurdi, a mo' di concerto rock, siamo riuscite ad entrare. Profumo di libri, sentore di CD. Posto ideale. Nell'attesa, di sottofondo c'è Via con me di Paolo Conte, nella mia mente, echeggiano al solito le parole "Good luck my baby".. mi perdo sino al suo arrivo.
Bassa come sono, non lo vedo, ma quando inizia a parlare (dopo l'ovazione), la sua voce mi culla, le sue parole sono una ventata di freschezza e amarezza.

Parla del potere (immenso) della parola, l'arma più pericolosa al mondo. Mette in moto i cervelli, induce la gente a ragionare e pensare con la propria testa, a sviluppare un senso critico.
Si sofferma sulle "vittime della parola" da Falcone ad Impastato e spende qualche parola, con occhi vibranti, su Anna Akhmatova. Ciascuno di loro, ha dovuto subire scherni, derisioni da parte di quella che lui chiama macchina del fango. Screditare la gente, con l'uso di verosimiglianze.

La cosa triste, è che la gente ci "casca" e viene travolta, inglobata, soffocata dal fango.  

Vittime della parola. 
Lui lo è. 
Trovarsi a 30 anni a vivere sotto scorta, è un inferno. E non c'era bisogno delle sue parole per capirlo. Di quella sottile tristezza, mista a consapevolezza e determinazione, che trapela dalla sua voce.

Più che di ascoltare le sue parole, avevo il desiderio di guardarlo negli occhi, anche per un solo istante. Sono stata accontentata. Non mi sbagliavo. Per quanto ci siano cose non condivisibili appieno (del resto, chi è che condividiamo ciecamente?) quegli occhi "san di buono". Questo mi conforta. Questa era la conferma che cercavo. 

Sentirlo parlare, è un fascino per la mente. Quando poi, ha parlato dei libri, è stato come trovarlo sulla mia stessa lunghezza d'onda, troppo spesso deserta.

Persona di cultura, intellettuale, di cui dovremmo andar fieri, visto che l'imbecillità dilaga. 

Ho avuto la meravigliosa sensazione di esser "fuori dal mondo", in un posto che mi appartiene totalmente.
Parlarne a mente fredda, è meno empatico.


Una nota positiva, devo assegnarla anche a Vendola, che al suo arrivo, composto di è messo a sedere e ascoltare. Nonostante l'ovazione della folla, non ha rubato la parola a Roberto, non ha sofferto di "manie di protagonismo", come spesso accade ad altri.

La serata è stata davvero magica. Un autostrada interminabile di riflessioni e qualche speranza "on the road", una su tutte: il cambiamento.

Elenco dei dieci motivi per cui era contento di essere in Puglia:
  1. perché in Puglia ci sono i taralli e soprattutto le briciole alla fine del pasto.
  2. perché andare a sentire Puccini al Petruzzelli di Bari ti fa capire che nessun fuoco uccide l’arte.
  3. perché qui ci sono le ragazze che ballano la pizzica anche se non sanno cos’è.
  4. perché in Puglia è nato Carmelo Bene.
  5. perché quando arriva una nave con 20mila stranieri come 20 anni fa la Puglia non ha paura ma accoglie.
  6. perché qui per due volte sono stato accolto da un mio carissimo amico, Mario Desiati, e sono stato accolto benissimo.
  7. perché il Bari ha fermato il Milan.
  8. perché ho mangiato una teglia di orecchiette in spiaggia a Polignano.
  9. perché il vento e il sole pugliese possono tenere la regione lontano dal nucleare.
  10. perché il 29 marzo 2010, era lunedì sera, volevo essere pugliese anch’io.  




Ha compreso appieno lo "spirito" reale di questa terra meravigliosa.. "Spirito", che troppo spesso vada alla ricerca della sua identità, troppo spesso maltrattata dai suoi stessi cittadini.

Good luck, my baby.
 





mercoledì 9 marzo 2011

..il cielo in una stanza.



Gran parte della gente e lì fuori, a festeggiare, fal baldoria, impersonando soggetti famosi ai più. Spesso sono personaggi in voga.
Ma quanto, le caratteristiche dei soggetti che impersonano per una sera o poco più, riflettono aspetti del loro carattere o caratteristiche che realmente li affascinano? O quanto "studio" c'è in quel personaggio?
Perchè proprio quella scelta?
Mi domando, quanto, la scelta sia casuale o dovuta a circostanze particolari.
Ma credo di esser io quella a farsi troppi problemi. In discoteta, o in qualsiasi altra festa, a chi vuoi che importi chi sei in quel momento e perchè lo sei? Sono le urla, la musica (tunz tunz), i fiumi d'acol e l'aumentata eccentricità-eccitazione di indossare i panni di personaggi "fighi" a farla da padrone.. tutto il resto, è noia. Pura noia.
Sarà per questo, che la festa di carnevale l'ho sempre odiata. Perchè è soltanto l'occasione in più per far "casino" e basta. Senza che ci sia un microscopico perchè, nascosto... per ogni soggetto.
L'atteggiamento è: Stasera è carnevale, si esce, ci vestiamo da questo o quello famosi e andiamo a ballare. E' l'atteggiamento dei più, del 90% della popolazione, soprattutto giovanile o giovane che sia.

In Wonderland, (è così che mi va di chiamare il mondo dove abito, nella mia testa) la festa di carnevale (o mascherata a tema che sia), sarebbe "studiata".
Selezionerei personaggi che più o meno rispecchiano parti del mio carattere, o che ammiro.. qualcosa che mi rappresenti, anche in una sola, pallida sfumatura.
La festa, sarebbe con poche persone, perchè odio il caos, mi basta quello della mia testa.. e ci sarebbe tanta buona musica selezionata.. qualcosa di particolare, insolito forse. Dove tutti si "smascherano" spiegando il vero perchè della scelta.. un parlare, anche se lontanamente, di se stessi.. Sarebbe una festa, a tratti, teatrale.
Ci penso a quei personaggi. Ai "miei" personaggi, mi aiuta a riscoprirli e riscoprirmi.

Uno dei personaggi, che mi rappresentano, avevo voglia di rivederlo. Rivederla, visto che è una donna: Amelie. Mi sarebbe piaciuto rivederla, in madrelingua.. Non so nemmeno io, precisamente il perchè. Lo so invece.. e sono tanti.
Invece ho scelto di restarmene qui, a riflettere sul silenzio e nel silenzio. 

Mi ritrovo spesso a fissare la finestra. 
Mi ritrovo continuamente a sperare nella neve. A cercare la neve, a cercare quel contatto visivo e olfattivo. Quella magia dei sensi, travolgente. Quella leggerezza, quella delicatezza fluttuante, delicata.
Mi ritrovo a sperare nella docezza, nell'impatto con il mio universo riflesso, che leggero e silenzioso fluttua nell'aria.

Mi ritrovo a sperare in una neve che non verrà. Ma intanto, i miei occhi, anche per questa sera, non riescono a smettere di guardare fuori..

E mi ritrovo il cielo in un stanza. Nella mia stanza, in my place. 

..In my place, in my place,
Were lines that I couldn't change..


Bonne nuit, a TOI.

..Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all'ulitmo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un'ombra strana nei tuoi occhi.
.
[Neruda - Giochi ogni giorno]


venerdì 4 marzo 2011

A rush of blood to the head

"We're born alone, we live alone, we die alone. 
Only through our love and friendship can we create the illusion for the moment that we're not alone."

Solo IL PENSIERO dell'amore e dell'amicizia, possono creare l'ILLUSIONE momentanea di non essere soli.
Cosa sono alla fine questi due "concetti", se non pensieri, idealizzazioni, su cui in genere basiamo la nostra vita? Quello che ci frega, come sempre, sono le emozioni.. Fragili, come un fiore esposto ad un uragano.. 
Quando quel pensiero, quella bolla di illusioni esplode, restiamo soltanto noi, il nostro essere. Soli.

A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all'altra finché non precipito.
Puff. 
Svanisce l'incanto.

"..Come on, oh my star is fading
And I see no chance of release
And I know I'm dead on the surface
But I am screaming underneath
.."

E riprendi, sempre, in ogni caso, perchè.. C'è sempre qualcosa di più, un po' più in là... non finisce mai.

lunedì 28 febbraio 2011

Le labbra del tempo

 
Sono stati giorni strani. Giorni di pensieri, studio, letture, musica e film.
Ma anche giorni di chiacchierate e passeggiate. Giorni un po' vissuti, un po' dimenticati.
Giorni.

Dopo aver finito di leggere L'enigma del solitario di Gaarder, come al solito, mi sono messa dinnanzi alla libreria (formato ridotto) che ho qui a casa "mia".. e come al solito, ho lasciato scegliere all'istinto il libro da leggere. La scelta è ricaduta su Apologia di Socrate di Platone.
Credevo dovesse esser una lettura pesante. L'ho affrontata con un po' di diffidenza.. invece, tutto è volato via liscio.. come pagine sfiorate dal vento. Piacevole brezza, che ti trascina nei meandri del tempo e del Pensiero.

Platone ha (de)scritto, il processo di Socrate, condannato a morte e accusato di "corrompere i giovani insegnando dottrine che mirano al disordine sociale" e di "non credere negli Dei della città, di tentare di introdurne di nuovi, e quindi di contestare che le leggi siano di natura sacra".
Le pagine scorrono veloci, tra le parole di Socrate che prima si difende snocciolando, analizzando quasi matematicamente le accuse.. riducendoli a cumuli di polvere.
Neache la sua abilità basta, per un pugno di voti viene condannato a morte. Accetta, senza neanche tentare di fuggire o sfuggire alla morte, le possibilità le aveva. 
Il culmine, a mio avviso, viene raggiunto quando Socrate parla della morte. Sonno eterno o dialogo nel tempo infinito con i grandi del passato? In ogni caso, la morte, per Socrate è un bene.. non un male.
Le ultime parole, sono per i giudici:

"..Tuttavia essi mi hanno condannato e mi hanno accusato con un diverso intendimento, credendo di farmi danno e ciò fa ricadere su di loro un giusto rimprovero. Ciò nonostante, di questo li prego: uomini, punite i miei figli quando avranno raggiunto la pubertà, molestandoli allo stesso modo in cui io molestavo voi, se vi sembrerà che si curino della ricchezza o di qualsiasi altra cosa prima della virtù, e se essi dovessero sembrare a se stessi di un qualche valore senza valere nulla, rimproverateli come io ho rimproverato voi, perchè non si applicano a cose di cui vale la pena, e credono di contare qualcosa mentre non contano nulla. Se farete questo, avremo avuto giustizia da voi, io e i miei figli.
Ma ormai è ora di andare: per me alla morte, per voi alla vita. Chi poi di noi si incammini verso la meta migliore, è ignoto a tutti, tranne che al dio."

Pensiero più che mai attuale. Mi sento figlia di Socrate, figlia di un pensiero che vaga.. ma che poche volte è "molestato", nel senso socratico del termine. E' un pensiero molestato sì, ma dal vuoto che vaga tra molte menti, che credono di sapere, senza effettivamente esser in grado di articolarlo un concetto della mente.. ma a cosa si è ridotto il pensiero? 
Su cosa si dibatte? Poco sull'essenza, molto sul futile.. capelli, vincitori di reality, link di facebook.. tutto, fuorchè sia nulla cosmico. L'eterno dilemma di Amleto: Essere o non essere? Solo, che a volte, non siamo più noi a scegliere, ma qualche "Trouman Show" che manovra, modella il nostro pensiero fino a plasmarlo come Dio-Società comanda.
Poi, piccole particelle vagati, s'incontrano, scontrano. A volte per un attimo, a volte per anni. 
Ma comunque s'incontrano. Si scontrano. Poi, troppo spesso, si perdono.
Forse, semplicemente non siamo più in grado di dialogare, di dibattere, di scontrarci tra tesi ed antitesi diverse.. si fa esattamente l'opposto di quel che chiedeva Socrate, si tende a ridicolizzare "la virtù", non stimolando più il pensiero.. ma standardizzandolo, perdendo così, la capacità di parlare, di stare tra simili. Tutti uguali, tutti amici.. Tutti soli. (?)

Quando Socrate, dialogando, ha "relazionato" sulla religione è stato strano notare (ancora una volta), quanto le religiorni, si somiglino tutte.. dalla notte dei tempi. Tratti comuni, che il dio sia uno o tanti, poco importa.. Le loro storie s'intrecciano sfilacciandosi nel tempo, in direzioni diverse.
Un libro da leggere.. stimolante per la virtù, per quella ricchezza ormai dimenticata.. assopita.


Pensieri. 
Vortici in questi giorni. Impulsi che scorrono veloci dagli occhi alla mente.. Nella foga del trasporto, razionale ed emotivo.
Dagli occhi alla mente, sono passati in questa settimana due film: I colori dell'anima - Modigliani e notte prima degli esami oggi.

La curiosità legata al primo film era latente da diversi anni, quando qualcuno (non ricordo chi) me lo consigliò.. e quando per caso, vagando su internet m'imbattei in una frase del film, che da quel giorno non ho più dimenticato: Quando conoscerò la tua anima dipingerò i tuoi occhi.
La mia conoscenza di Modigliana era scarsamente scolastica, conoscevo ben poco.. sono andata ad approfondire. L'impatto tra la frase, il film e il VERO artista è devastante. Un turbine di sensazioni, difficilmente descrivibili.
Un film che lascia l'amaro in bocca, ma che travolge per stupore e meraviglia. Nostalgia di artisti passati, travolgenti, impregnati di vita, travolti dall'antica rivalità tra Eros e Thanatos.





 Modì e il suo Amore quasi brutale, per la sua unica vera musa, nonchè compagna Jeanne Hébuterne, artista anch'ella.
I colori dell'anima. Anima che traspare dagl'occhi, "libro" da leggere con attenzione tutto d'un fiato, nel quale perdersi attraverso due iridi: il libro dell'anima.
I suoi occhi, nelle opere di Modì, sembrano parlare.. anno dopo anno, ritratto dopo ritratto. Acquistano un'intensità, una bellezza ed una dolcezza inauditi. Gli anni non sembrano esser passati, quelle iridi sono rimaste intatte.. La loro "purezza" inalterata. 
Guardandoli par di cogliere il mondo attraverso gli occhi sia dell'artista che della musa. Una fusione di prospettive e linguaggi.
Un'esplosione per chi osserva. Il resto (la tecnica, i colori).. è tutto il mondo interiore di Modì. Un viaggio nella sua anima, nella sua irrequietezza, nel suo essere.. Che a tratti, molto spesso, si fonde col tuo.
E' un "viaggio" da intraprendere.



Il secondo film, notte prima degli esami oggi, è stato per uno sbaglio. Volevo vedere memorie di una geisha, ma il film in mio possesso era sbagliato, così, ho optato per un'ondata di leggerezza.. a spasso tra i ricordi.
Non è un gran film, per niente. Quello che lo salva, nel mio caso, sono i riferimenti con la mia storia. L'estate del 2006, le serate mondiali.. la leggerezza dei 18 anni, quando sono solo i sogni a dominare, anche quelli più assurdi.. e ti senti leggero, nonostante le tante paure, le tante insicurezze. 
Sono attimi che volano leggeri e che eterni si ripresentano ciclicamente e nostalgicamente alla memoria. Ma è troppo tardi per parlarne e le cose da dire sarebbero troppe e la stanchezza incombe.. inoltre, oggi, c'è un po' d'amarezza nei miei occhi.. per qualcosa che forse è "destinato a perdersi", come noi tre (I. & P.). 
"Sarà un bel souvenir, sarà lo specchio di riflessi chiari e riflessi scuri." Anche se è dura ammetterlo.


Sono stati giorni un po' vissuti, un po' dimenticati....

martedì 22 febbraio 2011

Shadows in the rain



I vetri della finestra erano coperti di vapore acqueo.
Piccole goccioline di pioggia, dall'esterno, si rincorrevano lungo le imposte, disegnando percorsi imprevedibili, lontano dalle strade del tempo, scandite dal ticchettio della pioggia, lieve, malinconico.
Qualcosa si mosse in lontananza.. E fu allora che lo sguardo cercò oltre.

Al di là del mio riparo, una figura femminile, si muoveva fluida nella pioggia. I suoi occhi apparivano incerti, come persi in una ricerca, quasi come se quella parte di lei, così profonda, stesse rincorrendo se stessa ed i suoi pensieri chissà dove. Se ne stava semplicemente lì, ad osservare quella panchina dispersa nel parco, come un piccolo angolo di mondo, di un mondo lontano.

Dall'altro lato della strada, un altro sguardo era fisso sul fantasma della pioggia, proveniva da un'altra casa, poco lontana da quel mondo. Un ragazzo era intento ad osservare quella creatura solitaria. I suoi occhi erano così distanti, che sembravano puntare altrove.
Chissà se realmente entrambi stavamo osservando quell'ombra silenziosa.. o se era soltanto tutto frutto della mia fantasia, mentre lo sconosciuto, guardava semplicemente fuori, distrattamente.
Chissà se c'era realmente qualcuno, che in quell'istante stava osservando esattamente quello che i miei occhi catturavano.

Ad un tratto, le mie iridi, si focalizzarono un foglia che cadde lenta, silenziosa, attraversando l'aria, sospinta dalla pioggia, cullata dal vento. Quando la lenta discesa, fu terminata, tornai con lo sguardo a cercare quell'ombra nella pioggia, ma era scomparsa. Il mio sguardo vagò incerto, tra la panchina solitaria, gli alberi spogli persi nella nebbia e piccole gocce che lentamente cadevano.

Poi, d'un tratto, mi ritrovai sommersa da libri e appunti, ferma.
La mia mente sembrava esser tornata al suo posto.
Fu così che capii.